"Farò dei quadri grandi come il cielo" - Pier Paolo Pollini, 1944

Pier Paolo ha scritto di sè

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... per coloro che scrutano attorno a sé alla ricerca di ciò che è grande, che non si accontentano della realtà esistente e non soffocano l'inquietudine del cuore, quell'inquietudine che rimanda l'uomo a qualcosa di più grande.

L'amore per la pittura è entrato nella mia vita attraverso un Vangelo ricco di immagini che mamma teneva in camera. Quel libro mi rapiva, letteralmente. Ogni volta mi incantavo su quelle raffigurazioni. Fatta la scoperta, ogni giorno volevo sfogliarlo.

Emozioni forti, misteriose per un bambino di nemmeno cinque anni, tanto che non mi hanno mai più abbandonato. Mi è stato sempre particolarmente caro vedere in esse l'origine dell'intera mia vicenda, sia di uomo che di pittore.

Un'esperienza così precoce ed insistita fino al quotidiano non può non avermi sospinto a porre delle domande a mamma. Ricordo una sua risposta: "Sono quadri. Li fanno i pittori".

Dopo qualche tempo, mentre frequentavo la prima elementare a cui ero stato iscritto a cinque anni appena compiuti, un caso per allora, capitò che il babbo del mio babbo, il nonno Luigi, mi chiese cosa volessi fare da grande. "Farò dei quadri grandi come il cielo". Si direbbe un destino segnato senonché di età in età, al crescente maturarsi della consapevolezza di volermi realizzare come pittore, si opponeva sistematicamente questa o quella circostanza che azzerava ogni mia aspettativa, annullando uno dopo l'altro qualsiasi progetto di percorso ritenuto utile alla mia formazione artistica.
Al ripetersi di tali eventi si impose in me l'idea che avrei dovuto fare da solo. Ho iniziato così un percorso di ricerca interiore, guidato da una spiccata coscienza critica doppiamente preziosa in quanto, mentre da un lato bloccava col dubbio ogni mio eventuale compiacimento, dall'altro, a riguardo cioè del mio continuo confronto con la storia dell'arte, mi è stata sempre straordinariamente generosa di insegnamenti.
Al tempo stesso, con pochi mezzi, azzardavo la pittura. Un paio di cassette da frutta poste una sull'altra erano il mio cavalletto.
Andai a cercarle al mercato. Pensavo fosse facile trovarle. E invece no. Ma feci ritorno a casa con le due cassette; avute in regalo. A quei giorni la gente, nessuno, buttava via qualcosa. Tutto serviva. C'era un altro rapporto con le cose. Semplici considerazioni. Nessuna nostalgia. Avevo il mio cavalletto!

A proposito della pittura pretendevo da me stesso una pittura mia, che fosse solo mia. Ho avuto questa idea sempre ben chiara. 
"Sentivo" che c'era un qualcosa che se ne stava nascosto in chissà quali pieghe dell'essere; quello volevo incontrare, per misurarmi con esso. Altri erano, o erano stati, su questa strada. Era o no questo ciò che dovevo fare? Il dubbio mi spronava alla ricerca. Una ricerca appassionata, mai interrotta. L'immergermi nel non visibile, catturare l'intangibile e renderlo in concreto attraverso segni, forme, colori era un pensiero così intenso da sostenere un programma che niente avrebbe potuto abbattere. Sempre risorgeva, da ogni prova, rinvigorito da nuovi spunti, passo dopo passo.

Alle poche parole corrispondono anni di impegno, sofferenze, sgomenti, esaltazioni e una fede incrollabile. D'improvviso irrompe la fine di tutto. Il cuore non ce la fa più. Nel corso dell'ultimo intervento mi prende la morte.
E' il naufragio senza scampo. Quelli che avevo ritenuto essere i segni di un benevolo destino svaniscono definitivamente. Il “sentire”, e le emozioni forti del piccolo Pier Paolo, fari della sua vita, si ridimensionano come semplici moti naturali di un bambino alla scoperta del mondo. Nient'altro. Punto e basta. No. NO!

Una pace tutta nuova mi avvolge. Mi vedo trasparente, mi sento senza peso materiale, librato in aria, anzi in un'atmosfera nuova circonfuso ed immerso in una levità che non si può azzardare il descriverla. Così la luce, verso la quale m'involavo pur senza alcun cenno di moto. Forse era lei che mi veniva incontro o – come dire?  mi assorbiva. Mi colse un pensiero, o forse fu l'anima che parlò a sé stessa:  Ecco, in cielo dipingerò quadri grandi come il cielo . Nel mentre, volsi lo sguardo sotto di me, all'altro me stesso, al mio corpo inerte sul freddo tavolo chirurgico. D'intorno, l'intero staff operativo, intento al rituale di - FINE INTERVENTO -.

Poi, di nuovo, in un niente, tutto cambia. L'“involo” si ferma all'unisono con il chirurgo responsabile dell'intervento che d'improvviso agisce. Gesti rapidi, complessi, con un alcunché di inumana perfezione. La sorpresa del chirurgo è tale che gli s'illumina lo sguardo, incredulo di aver compiuto tutte quelle azioni in un sol colpo.
Mentre l'anima sfuma nel mio corpo riportandolo alla vita i miei sensi sono raggiunti da una rassicurazione: "Avrai il tuo tempo".

Oggi, colori e forme, ritmi ed equilibrio realizzano nella mia pittura armonie compositive in perenne moto ascensionale, fluttuanti o come sospese, meditative, in atmosfere e paesaggi altri, non per affermare un programma verso l'utopia ma, ben più realisticamente, per vivere lo spazio dello spirito, luogo reale sede di ogni bellezza per coloro che scrutano attorno a sé alla ricerca di ciò che è grande, che non si accontentano della realtà esistente e non soffocano l'inquietudine del cuore, quell'inquietudine che rimanda l'uomo a qualcosa di più grande.

Da alcuni anni usufruisco di due piccoli ambienti che ho destinato a luogo espositivo del mio lavoro. Le mostre sono liberamente visitabili ogni giorno feriale, contattando preventivamente un numero telefonico.
Ogni esposizione si caratterizza come allestimento ed ha per titolo: ATELIER.
Vi figurano infatti opere ultime e no, integrate da altre realizzazioni (studi, prototipi, appunti, fotografie e disegni) che colloquiando fra loro evidenziano le convergenze del mio fare restituendo nel complesso l'atmosfera che pulsa nel mio studio, l'atelier appunto. Non già e non solo luogo di lavoro ma anche e soprattutto spazio dello spirito per quanto tento umilmente di realizzare nell'ascolto del mio profondo.

Presto, tramite la tecnologia del nostro tempo, potrò diffondere ovunque la mia passione estetica e l'implicito messaggio che la informa. Come cittadino del mondo, grazie al carattere di universalità che riveste la sostanza del mio fare, potrò così condividere in pienezza gli esiti della mia pittura.

 

 

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